Certificazione energetica 2024: i numeri del cambiamento e il confronto con il 2020

Nel mese di ottobre 2025, l’ENEA ha rilasciato il consueto Rapporto annuale sulla certificazione energetica, basato sull’analisi degli Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel corso del 2024. Non si tratta di un semplice documento tecnico, ma di una fotografia quantitativa che ci permette di capire come stia realmente cambiando il “voto” energetico delle nostre case.

I dati parlano chiaro: nel 2024 sono stati emessi oltre 1,2 milioni di nuovi attestati, portando il database nazionale (SIAPE) a una massa critica di circa 6,4 milioni di documenti relativi agli ultimi dieci anni. Se guardiamo alla distribuzione delle classi energetiche, emerge un quadro in chiaroscuro ma con segnali di forte dinamismo:

  • Le classi più basse (F e G) pesano ancora per il 43,7% del totale.
  • Le classi intermedie (C, D ed E) rappresentano il 36,4% del campione.
  • Le classi di eccellenza (da A4 a B) raggiungono ormai il 19,9%, ovvero un immobile su cinque tra quelli certificati nel 2024.

Il dato più interessante emerge però dal confronto con il 2020. In soli quattro anni, la quota di edifici nelle classi peggiori (F e G) è scesa drasticamente dal 59,9% al 43,7% (-16,2 punti percentuali). Parallelamente, gli immobili più efficienti (A4-B) sono più che raddoppiati, passando dal 9,3% a quasi il 20%. Questo significa che, nonostante la massa di edifici energivori sia ancora imponente, il baricentro del patrimonio immobiliare si sta spostando verso l’alto grazie agli interventi di ristrutturazione.

Oltre alle classi, il Rapporto analizza gli indici di prestazione energetica globale (EPgl). Nel settore residenziale, la mediana del consumo energetico è calata del 10,6% rispetto al 2020, mentre le emissioni di CO2 sono diminuite del 12,8%. Anche il settore non residenziale (uffici, negozi, industrie) mostra miglioramenti simili, con una riduzione delle emissioni del 9,2%. Questa analisi ci dice due cose fondamentali. Da un lato, conferma che le politiche di incentivazione e l’evoluzione tecnologica stanno dando frutti visibili: gli edifici diventano mediamente meno assetati di energia e meno inquinanti. Dall’altro, evidenzia dove risiede la vera sfida per il futuro: quel 43% di immobili ancora fermi nelle classi F e G rappresenta il bacino principale dove gli interventi sull’involucro e sugli impianti possono produrre i risparmi più significativi. In sintesi, la traiettoria è corretta, ma la strada per riqualificare la “coda” più inefficiente del nostro patrimonio edilizio è ancora lunga.